Paradise by Dante Alighieri & Gustave Dore & Anthony Esolen

Paradise by Dante Alighieri & Gustave Dore & Anthony Esolen

Author:Dante Alighieri & Gustave Dore & Anthony Esolen
Language: eng
Format: mobi
Tags: Classics, Poetry
ISBN: 9780307422545
Publisher: Modern Library
Published: 2013-02-06T05:00:00+00:00


CANTO NINETEEN

Parea dinanzi a me con l’ali aperte

la bella image che nel dolce frui

liete facevan l’anime conserte;

4

parea ciascuna rubinetto in cui

raggio di sole ardesse sì acceso,

che ne’ miei occhi rifrangesse lui.

7

E quel che mi convien ritrar testeso,

non portò voce mai, né scrisse incostro, →

né fu per fantasia già mai compreso;

10

ch’io vidi e anche udi’ parlar lo rostro,

e sonar ne la voce e “io” e “mio”,

quand’ era nel concetto e ‘noi’ e ‘nostro’. →

13

E cominciò: “Per esser giusto e pio →

son io qui essaltato a quella gloria

che non si lascia vincere a disio;

16

e in terra lasciai la mia memoria

sì fatta, che le genti lì malvage

commendan lei, ma non seguon la storia”.

19

Così un sol calor di molte brage

si fa sentir, come di molti amori

usciva solo un suon di quella image.

22

Ond’ io appresso: “O perpetüi fiori

de l’etterna letizia, che pur uno

parer mi fate tutti vostri odori,

25

solvetemi, spirando, il gran digiuno

che lungamente m’ha tenuto in fame, →

non trovandoli in terra cibo alcuno.

28

Ben so io che, se ’n cielo altro reame

la divina giustizia fa suo specchio,

che ’l vostro non l’apprende con velame.

31

Sapete come attento io m’apparecchio

ad ascoltar; sapete qual è quello

dubbio che m’è digiun cotanto vecchio”.

34

Quasi falcone ch’esce del cappello,

move la testa e con l’ali si plaude,

voglia mostrando e faccendosi bello,

37

vid’ io farsi quel segno, che di laude

de la divina grazia era contesto,

con canti quai si sa chi là sù gaude.

40

Poi cominciò: “Colui che volse il sesto →

a lo stremo del mondo, e dentro ad esso

distinte tanto occulto e manifesto,

43

non poté suo valor sì fare impresso

in tutto l’universo, che ’l suo verbo

non rimanesse in infinito eccesso.

46

E ciò fa certo che ’l primo superbo,

che fu la somma d’ogne creatura,

per non aspettar lume, cadde acerbo; →

49

e quinci appar ch’ogne minor natura

è corto recettacolo a quel bene

che non ha fine e sé con sé misura.

52

Dunque vostra veduta, che convene

essere alcun de’ raggi de la mente

di che tutte le cose son ripiene,

55

non pò da sua natura esser possente

tanto, che suo principio non discerna

molto di là da quel che l’è parvente.

58

Però ne la giustizia sempiterna

la vista che riceve il vostro mondo,

com’ occhio per lo mare, entro s’interna;

61

che, ben che da la proda veggia il fondo,

in pelago nol vede; e nondimeno

èli, ma cela lui l’esser profondo.

64

Lume non è, se non vien dal sereno

che non si turba mai; anzi è tenèbra

od ombra de la carne o suo veleno. →

67

Assai t’è mo aperta la latebra

che t’ascondeva la giustizia viva,

di che facei question cotanto crebra; →

70

ché tu dicevi: “Un uom nasce a la riva

de l’Indo, e quivi non è chi ragioni

di Cristo né chi legga né chi scriva;

73

e tutti suoi voleri e atti buoni

sono, quanto ragione umana vede,

sanza peccato in vita o in sermoni. →

76

Muore non battezzato e sanza fede:

ov’ è questa giustizia che ’l condanna?

ov’ è la colpa sua, se ei non crede?”.

79

Or tu chi se’, che vuo’ sedere a scranna, →

per giudicar di lungi mille miglia

con la veduta corta d’una spanna?

82

Certo a colui che meco s’assottiglia,

se la Scrittura sovra voi non fosse,

da dubitar sarebbe a maraviglia.

85

Oh terreni animali! oh menti grosse!

La prima volontà, ch’è da sé buona,

da sé, ch’è sommo ben, mai non si mosse.



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